Servizio Civile all’estero, diario di bordo di una volontaria napoletana in Argentina

Partire per un’esperienza di impegno nell’ambito di un progetto di cooperazione internazionale è senz’altro un’esperienza indimenticabile, specialissima e dall’alto valore formativo. Significa aprire i propri orizzonti, confrontarsi con culture diverse e distanti, percepire il valore delle differenze che esistono tra i gruppi umani e, contestualmente, costruire dei paradigmi culturali e comportamentali che rendano possibile un dialogo sano e non banale. Se poi questa occasione esistenziale vede protagonista una giovane napoletana in Argentina, terra che ha accolto tanti emigranti partenopei in passato e con la quale da sempre Napoli coltiva un legame particolare, ecco che una vicenda individuale può acquisire un valore esemplare. Stiamo parlando di Anna, Anna Opera, una giovane volontaria di 25 anni del MODAVI Federazione Provinciale di Napoli ONLUS, laureata in Scienze del Servizio Sociale, che da alcuni giorni, insieme ad altri 2 volontari, si trova a Bahia Blanca, dove il MODAVI ONLUS, dal 2003, realizza attività ricreative e didattiche per migliorare le condizioni di vita e di sviluppo psico-sociale di minori e adolescenti in grave disagio, attraverso il Comedor Campana de Palo, che accoglie i bambini e gli adolescenti del quartiere Villa Bordeu. Da oggi, grazie a questo diario di bordo, potremo vivere insieme ad Anna la sua esperienza di volontaria in servizio civile all’estero. La seguiremo nelle sue attività e nel suo lavoro, parteciperemo delle sue emozioni e attraverso il suo racconto conosceremo la vita, le speranze, le angosce, i problemi e le aspirazioni dei bambini e degli adolescenti di questo angolo di Sud America.

“Una strana sensazione di vuoto pervade il mio corpo nel lasciare e andare.

Respirando e aspettando di conoscere le persone che ci riempiranno, ci avventuriamo per Buenos Aires sotto l’occhio vigile di un simpatico peruviano e giungendo al bizzarro quartiere La Boca mi riconosco in una buffa italianità.

È sera, riprendiamo l’aereo. Finalmente a Bahia. Do un occhiata alla casa ma l’idea di stendere le gambe è più allettante. Riposiamo perché ci aspetta il Comedor.

Finisce l’asfalto e inizia il terreno, finiscono le case e le villette e iniziano gli arrangiamenti, eppure la malinconia, la fatica non si percepiscono più, lasciano il posto a sorrisi abbracci e giochi. Tutto d’un tratto torna la pienezza.

Prima di iniziare ad organizzare le giornate con le varie attività dobbiamo conoscerci. Ogni bambino ha una propria storia e ognuno di loro ci scruta e ci studia meticolosamente. Vi è da un lato partecipazione e dall’altro continui tentativi di disturbare, di infrangere le regole, di oltrepassare i confini, ma il tutto, è chiaro, serve a loro per metterci alla prova, per capire fino a dove possono spingersi.

Vivono e vivo con i fantasmi degli scorsi volontari e non di rado mi capita di chiedermi se sono in grado di svolgere alla perfezione il mio compito. Alcuni di loro hanno problemi di dislessia, tanti hanno disturbi dell’attenzione. È affrettato ad ogni modo, tentare di comprendere subito, ogni singolarità qui è particolarmente complessa.

Luz, la meravigliosa donna che ha ceduto parte del terreno per la costruzione del Comedor, è colonna portante e indiscusso punto di riferimento per tutti i bambini. Lei ci aiuterà a conoscere e a farci conoscere…non prima però di averci concesso la sua ‘benedizione’”.

Anna

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